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Diario


24 dicembre 2006

Auguri di Buon Natele e comunicazioni agli amici e anche a chi troppo amico non è.

Carissimi, nell'augurare a sutti BUON NATALE,
Vi ricordo che abbiamo riaperto il sito www.culturacattolica.it

Ringraziamo il cannocchiale per averci ospitati e vi invitiamo a venirci a trovare al solito indirizzo
www.culturacattolica.it 

Questo l'editoriale natalizio che vi attende...






Nel caos del mondo Dio si fa compagnia all’uomo

L’annuncio è di quelli inimmaginabili. Se lo ripetono due giovani seminaristi, folgorati di consapevolezza sulle scale del vecchio seminario; uno si chiama Luigi Giussani e l’altro Enrico Manfredini. Ecco come don Giussani ricorda l’episodio:

“Mi ricordo, con impressione vivissima, come ho raccontato tante volte ai miei amici, di quel che accadde una sera, mentre stavamo andando in chiesa. Era suonata la campana e tutti correvamo giù per le scale vicine alla cappella di teologia del grande seminario di Venegono; noi due eravamo gli ultimi e perciò correvamo di più per raggiungere gli altri. A un certo punto, Manfredini mi ha preso per un braccio, mi ha fermato; non so come, io l’ho guardato in faccia e lui mi ha detto queste testuali parole, che mi hanno fatto venire i brividi: «Però, pensare che Dio si è fatto uomo: è proprio una cosa dell’altro mondo!». Poi andò avanti e mi precedette. Il cuore di quel mio compagno era pieno della emozione dell’annuncio più grande che sia mai riecheggiato in questo mondo.
Comunque, attraversando orecchi attenti e orecchi disattenti, cuori aderenti e cuori irritati “contro”, attraversando secoli di storia, questo messaggio è, obiettivamente, in sé, se lo ripetiamo e lo guardiamo, il messaggio più buono, più umano, più carico di promessa e di speranza, il messaggio più buono e più carico di speranza che l’uomo possa sentire. Possiamo immaginarci un’altra frase che esprima un messaggio più buono di questo, più carico di speranza di questo? No! Manfredini, il mio compagno, lo sentiva nel cuore, io me lo sono sentito nella mano che mi fermava il braccio, così, d’improvviso, sulla scala. «Pensare che Dio si è fatto uomo: è veramente una cosa dell’altro mondo!». E mentre lui scendeva le scale più veloce di prima, precedendomi, io gli ho gridato (“gridato” come si poteva in quel momento di silenzio): «È una cosa dell’altro mondo, in questo mondo!».” (Luigi Giussani, Come si diventa cristiani, Basilica di Sant’Antonio. Padova, 11 febbraio 1994).

E’ il Natale, è il Natale! Come ripeteva Nicola Cabasilas, mistico e teologo greco, solo un “amore da pazzi” (manikos eros) poteva immaginare un’impresa così folle: per amore dell’uomo, condividere in tutto (eccetto il peccato) la condizione dell’uomo, farsi fratello, amico di ognuno di noi.
Senza temere quello che avrebbe incontrato e le conseguenze della sua Incarnazione:
“Così cominciò la sua discesa nel mondo. Va’ e rimetti­lo in ordine, il Padre gli disse. Allora è venuto e, come uno stranie­ro, s’insinuò nel formicaio dei mercati. Passò accanto alle baracche dove i prudenti e gli astuti offrivano le loro merci, vide le mani feb­brili dei venditori rovistare tra tappeti e gioielli; udì le consorterie dei sapienti lodare le nuove invenzioni: modelli di stati e di società, ricette per vivere felici, macchine volanti verso l’assoluto, traboc­chetti e immersioni verso il nulla beato. Passò accanto alle statue degli dei, noti ed ignoti, diede un’ occhiata nelle riserve dello spirito, dove balle e botti si ammucchiavano a torre...
(continua... su www.culturacattolica.it)






permalink | inviato da il 24/12/2006 alle 15:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 novembre 2006

CHIEDO ASILO



WWW.CULTURACATTOLICA.IT

CI HANNO OSCURATI E NOI CHIEDIAMO ASILO 
PER POTER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE.

I FATTI:
la nostra collaboratrice Nerella Buggio ha fatto un articolo sulla fiction di Lino Banfi, chiedendo, tra altre considerazioni, di spostare il programma in seconda serata. La Repubblica ha messo la notizia in prima pagina sul suo sito web, dicendo che «i cattolici della rete contro Banfi» chiedono di «oscurare la fiction omosessuale».

questo il link http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/cattolici-contro-banfi/cattolici-contro-banfi/cattolici-contro-banfi.html

L’esito di questo è stato un attacco verbale e informatico contro il nostro sito, per cui ora non è più visibile, nonostante i tentativi dei responsabili del servizio di riparare la situazione.

Nonno Libero diventa "il padre delle spose"
Lino Banfi, interprete di Nonno Libero, nella fiction televisiva "un medico in famiglia", ci ha lentamente abituati con la sua aria sorniona, alle famiglie "aperte", dove regna l’allegria, la mancanza della mamma è surrogata da nonni e tate premurose, dove il padre si sposa la zia e insieme spariscono per lunghi mesi, lasciando la famiglia nelle mani di questo instancabile nonno, che denigra la scuola libera, inneggia al sindacato come risolutore di tutti i mali e si sposa la consuocera borghese per redimerla.

Ora nonno Libero, si lancia in un’altra operazione di "marketing culturale", con la prossima fiction in onda su RAI UNO, il 20 novembre, in prima serata, dal titolo "Il padre delle spose", racconta la storia di un padre, pugliese, vedovo, che dopo molti anni che non vede la figlia che vive in Spagna, decide di andare a Barcellona a trovarla e la trova, sposata con un’altra donna.

Dopo il rifiuto iniziale del padre tradizionalista, gli autori garantiscono il lieto fine, ci mancherebbe altro, del resto sempre di un matrimonio si tratta, o no?

No.

Due donne sono una coppia che vive insieme, non basta che una legge dica che anche se dello stesso sesso possono dirsi "sposate", il matrimonio è un’altra cosa, spiacente, ma le parole hanno un peso e gli impegni che si prendono sono differenti.

Lo so, le accuse di razzismo e di grettezza mentale, sono assicurate, persino un vecchio patriarca pugliese si arrende e finisce per accogliere le due donne come figlie e voi vorrete protestare?

Beh, io sì. Una cosa è accogliere la figlia lesbica e un’altra è dire che il matrimonio tra due omosessuali e due eterosessuali è la medesima cosa.

Io voglio protestare, perché questo continuo far passare in televisione l’idea, che tutte le unioni possono essere equiparate, è una forzatura innaturale.

Non sospenderanno certo la fiction per le nostre proteste, ma far sentire la nostra voce, chiedere lo spostamento in seconda serata e magari disdire il canone RAI potrebbe essere utile.




permalink | inviato da il 20/11/2006 alle 21:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (236) | Versione per la stampa
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